Nel decreto «sicurezza»: Le 13 righe dell'articolo 2 applicabili anche al caso Mills
E spunta una norma per sospendere
i processi in corso
L'attacco di Di Pietro «L'avevo detto che di lui non ci si può fidare. Berlusconi pensa agli affari suoi»
ROMA — La norma è inserita nel decreto legge, dunque entrerà in vigore subito dopo l'approvazione da parte del consiglio dei ministri di domani. Concede la possibilità a chi è imputato per reati commessi prima del 31 dicembre di 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi in modo da valutare se accedere al patteggiamento. Quanto basta perché si torni a parlare di legge «ad personam». Del beneficio potrà usufruire infatti anche il premier Silvio Berlusconi, sotto processo a Milano per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills.
(Emblema)
Insorge il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: «L'avevo detto che di lui non ci si poteva fidare, io lo so che stringe la mano all'opposizione e intanto pensa agli affari suoi. Berlusconi predica i morti e frega i vivi, con lui non ci sono accordi da fare. Con due mesi di sospensione chissà che si inventa per non arrivare alla sentenza».
Quando la bozza di decreto ha cominciato a circolare, numerosi giuristi si sono interrogati sui motivi che avevano spinto il governo ad inserire la nuova norma nel provvedimento che sarà esaminato dall'esecutivo durante la riunione fissata a Napoli. In tutto tredici righe messe alla fine dell'articolo 2, quello che modifica alcune disposizioni del codice di procedura penale.
«Relativamente ai procedimenti per fatti di reato compiuti fino al 31 dicembre 2001 — è scritto — l'imputato o il suo difensore munito di procura speciale, e il pubblico ministero, nella prima udienza successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, possono formulare la richiesta si applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 e seguenti del codice di procedura penale, anche nei processi penali in fase di dibattimento nei quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto legge, risulti decorso il termine previsto dall'articolo 446, comma 1 del codice di procedura penale, e anche quando tale richiesta sia stata già presentata, ma vi sia stato il dissenso da parte del pubblico ministero ovvero la richiesta sia stata rigettata dal giudice, e sempre che la nuova richiesta non costituisce mera riproposizione della precedente. Su richiesta dell'imputato o del difensore, il dibattimento è sospeso per un termine di sessanta giorni per valutare l'opportunità della richiesta. Durante il periodo di sospensione, restano sospesi i termini di prescrizione e di custodia cautelare».
Anche dal Quirinale sarebbero state espresse perplessità. Sembra che i tempi di sospensione fossero inizialmente più ampi e che proprio dal Colle sia arrivato l'invito a una riduzione, in modo che potesse essere poi il Parlamento — in sede di conversione in legge — a stabilire la durata del periodo. Dopo l'eventuale approvazione da parte del governo, sarà comunque il capo dello Stato a valutare se sussistano gli estremi di necessità e urgenza tali da giustificarne l'inserimento nel decreto legge che si occupa di immigrazione e sicurezza.
Fiorenza Sarzanini
20 maggio 2008
vEDIAMO IL PATTEGGIAMENTO... ISTITUTO CHE MIRA AD EVITARE LE LUNGAGGINI DI UN PROCESSO LUNGO E CE NON SI SA COME ANDRA' A FINIRE (NON DI PROCESSI GIà LUNGAMENTE STRASCICATI IN CERCA DI PRESCRIZIONE E GIUNTI AL TERMINE PER EVITARE CONDANNE O COMUNQUE DECISIONI SUL MERITO DELLE FACCENDE DI COrRUZIONI DI UN TAL (DI NUOVO) PRESIDENTE DEL CONSIGLIO... E NEMMENO PER DARE LA POSSIBILITà A TUTTI QUELLI CHE HANNO COMMESSO REATI DI CAVARSELA CON POCO O NULLA IN BARBA ALLA CERTEZZA DELLA PENA... CVD)
B. IL PATTEGGIAMENTO “TRADIZIONALE”: L’ASPETTO PREPONDERANTE DEI BENIFICI
Si configura come un rito semplificato, in cui i benefici assumono un peso notevole, in relazione alla scelta dell’imputato di definire la propria situazione processuale. Tra i vari benefici spettanti all’imputato, per aver scelto di patteggiare la propria pena, spicca la riduzione fino ad un terzo della pena. Il patteggiamento non ha limiti oggettivi né soggettivi, cioè si può applicare non solo ai reati gravi, come per mafia e terrorismo, ma anche ai delinquenti abituali, professionali. Altri benefici:
- l’imputato (la parte) può subordinare l’efficaci dell’accordo alla concessione della sospensione condizionale ad opera del giudice (Art. 444). Se il giudice ritiene di non concerne il beneficio, rigetta la richiesta di patteggiamento;
- la sentenza che applica la pena non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento penale, ma l’imputato è tenuto al pagamento delle eventuali spese di mantenimento in custodia cautelare e al pagamento delle spese c.d. di giustizia;
- la sentenza che applica la pena non comporta l’irrogazione di pene accessorie (es. la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte O L'IMPOSSIBILITA' A RICOPRIRE CARICHE PUBBLICHE con interdizioni dai pubblici uffici etc);
- le sentenza che applica la pena non comporta l’applicazione di misure di sicurezza, ma consente di applicare la confisca nelle ipotesi in cui è obbligatoria (es. prezzo del reato e quando la detenzione della cosa è illecito penale) o facoltativa (es. prodotto o profitto di reato);
- il reato è estinto se l’imputato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole entro il termine di 5 anni (in caso di patteggiamento per delitto) o di 2 anni ( in caso di patteggiamento per contravvenzione). Il comportamento penalmente corretto estingue ogni effetto penale.
Detto questo: basteranno questi due mesi per mandare berlusconi in prescrizione? Pare che i due mesi di sospensione del dibattimento non interrompano i termini di prescrizione. Berlusconi ha deciso di riproporre un patteggiamento dopo che ora lo stesso provvedimento non è più considerato un'ammissione di colpa?
Perchè solo chi ha commesso delitti fino al 2001 e non fino al 2007?!?!? ... tanto per farlo coincidere con l'indulto. Perchè applicare a processi per cui abbiamo già speso i soldi e già quasi terminati (come quello di berlusconi e non solo)... il lusso di patteggiare quando si sa già di non poterla fare franca per accaparrarsi uno sconto in più di un terzo calcolato magari su una pena già scontata di un terzo ed ancora di un altro terzo per le mille agevolazioni che hanno i delinquenti in questo paese?!
Perchè deve sempre togliersi dai guai usando lo stato e favorendo anche altri delinquenti?!?! DOpo l'indulto anche questa...... a questo punto meglio fare della deliunquenza un mestiere?
QUANDO PENSO CHE QUANDO è STATO ELETTO ERA INELEGGIBILE E LO RIMANE TUTT'ORA........ avverto istinti di isteria. LA SINISTRA IN QUESTO PAESE HA SEMPRE E SOLO PARLATO?! O GIA' ALLORA FACEVA FINTA DI ESISTERE?
Meno male che l'antipolitica è Di Pietro...
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E NON NE PARLANO!!!!!!!!!!!!!
Sono felice perciò ell'esistenza della nuova rete di Travaglio, il nuovo appuntamento in diretta alle 14.00. Un momento di commento e approfondimento dei quotidiani. Mmmmmmmmmmm Il primo tempo lo abbiamo visto ieri. RIpropongo il testo che consiglio di leggere moooooolto attentamente. Ma mooooooooolto attentamente.
Vi anticipo: indovinate perchè Fazio ha fatto il calabraghe chiedendo scusa quando non avrebbe dovuto nemmeno sognarselo per rispetto verso gli italiani e tutti i giornalisti seri?!?!? Perchè il direttore Paolo Ruffini di raitre è IN CONFLITTO DI INTERESSI!!!! Ruffini è figlio di quel Della Loggia socio con Mandalà e Schifani della società di broker!!!!!!!!!!
Possibile che una cosa del genere si venga a sapere in questo modo.... in una mattina di pioggia e studio .... dopo secoli che questo rifaldo è direttore di raitre?! Poi la gente dite che si arrabbia, diventa scurrile... e viene inesorabilmente infilata tra la schiera dei populisti... ed addio credibilità. Qui i vaffanculo non bastano....
Ecco quanto detto da Travaglio:
CI PISCIANO ADDOSSO E CI DICONO CHE PIOVE
"Buongiorno a tutti. Iniziamo questo appuntamento settimanale. Sono un po' inesperto in questa materia e quindi spero che la cosa venga bene, ma verrà meglio nelle prossime settimane. Io vorrei sfogliare con voi i giornali della settimana per mostrare quali sono i problemi che affliggono l'informazione dei quali tutti noi, tutti voi credo, siamo molto preoccupati. Parto da un caso che mi ha coinvolto ma che, in realtà, non è il mio caso: si chiama "caso Schifani" anche se molti l'hanno chiamato "caso Travaglio". Dieci giorni fa sono stato da Fabio Fazio a raccontare alcune cose già presenti in alcuni libri mai querelati e in alcuni articoli querelati da Schifani che però ha perso la causa perché un giudice ha stabilito che tutto quello che aveva scritto di lui l'Espresso era sostanzialmente vero, non c'era alcuna diffamazione. Quella sera, come già mi era capitato sette anni fa quando ero andato a presentare un altro libro nelle stesse identiche condizioni da Daniele Luttazzi, è intervenuta la prima gallina che fa l'uovo, sempre in questi casi, cioè l'allora ministro e ora capogruppo del Popolo della Libertà provvisoria Maurizio Gasparri il quale ha dichiarato che ci sarebbero state delle conseguenze politiche. Per un attimo mi sono domandato "fanno dimettere Schifani?", in realtà volevano far dimettere me da non so cosa e far cacciare tutti i capi possibili e immaginabili della Rai come se io avessi chiesto il permesso o addirittura avessi ricevuto ordini dai capi della Rai, figuriamoci, per dire quelle cose. Mi ha molto colpito il fatto che tra i più solerti a intervenire contro il fatto che avessi raccontato una cosa vera, documentata e già nota, c'è stato il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, già noto per aver collaborato alla chiusura del programma di Sabina Guzzanti "Raiot" - anche lì perchè si dicevano troppe cose vere tutte insieme. Ha dichiarato che ho "gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato". Effettivamente era gratis, perché nessuno mi ha pagato per farlo. In realtà, Ruffini ha un conflitto di interessi quando parla di Schifani. Forse nessuno, o pochi, lo sanno ma Paolo Ruffini non è [solo] omonimo dell'ex ministro democristiano e dell'ex Cardinale di una certa Palermo anni Settanta: è il figlio del ministro e il nipote del Cardinale. Ma di più: la mamma del direttore di Rai3 Ruffini è la sorella dell'On. La Loggia che non è omonimo dell'attuale parlamentare di Forza Italia (che era socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta): è proprio lui! Praticamente, Ruffini è il nipote di La Loggia. Quindi, le storie della Siculabroker gli basterebbe fare un giro di opinioni in famiglia per conoscerle.
E quando afferma che io non posso raccontarle in televisione... diciamo che sta dicendo che non dovrei rinvangare certe storie di famiglia. Della sua famiglia. Si chiama conflitto di interessi, anche se in questo caso Berlusconi non c'entra, ma nessuno l'ha fatto notare. Pazienza! Meglio sapere con chi si ha a che fare, chi parla e chi dirige la rete progressista della Rai; poi ci sono anche le reti dirette dal centrodestra. A quel punto cos'è successo? Nessuno ha chiesto a Schifani conto e ragione di quello che è nei documenti ma, in compenso, hanno cominciato a chiedere conto a me di una serie di cose che peraltro non ho mai fatto. Per esempio, l'ottimo giornalista di "Repubblica" D'Avanzo ha addirittura insinuato in un articolo mellifluo che io mi fossi fatto pagare le vacanze estive del 2002 o del 2003 da un signore che è stato poi condannato per mafia e che io non ho mai visto, né conosciuto, né sentito nominare. Poi, però, ha scritto "chi potrebbe credere a questa cosa?". Forse è il primo caso di un giornalista che nella riga sopra scrive una notizia e in quella sotto "ma nessuno ci crede!". Ma se nessuno ci crede perché la scrivi? Perché non la verifichi? Perché non fai il tuo mestiere? Pazienza, ma questo ha portato a parlare di me e delle mie vacanze invece di parlare delle società e delle consulenze urbanistiche del presidente del Senato. Consulenze urbanistiche che, guarda caso, sono state commissionate a Schifani dal comune di Villabate, uno dei comuni più infiltrati dalla mafia, e proprio da quel Nino Mandalà che proprio quindici-vent'anni prima sedeva nella stessa società di brokeraggio con Schifani e La Loggia. Comune che poi è stato sciolto due volte per mafia, per cui Schifani non ha potuto portare a termine il suo lavoro a proposito del Piano Regolatore che secondo il presidente del Consiglio Comunale di Villabate, Francesco Campanella attualmente in carcere e pentito, Schifani e La Loggia avevano concordato direttamente con il boss. Altra lezione di D'Avanzo: come fai ad accusare della gente di aver avuto rapporti, anche d'affari, [con queste persone] prima della loro incriminazione e della loro condanna? Uno non diventa mafioso il giorno in cui lo condannano per mafia o lo arrestano. Di solito è mafioso fin dalla più tenera età, è difficile la vocazione adulta nella mafia. Ti reclutano da giovane. Chi sta a Palermo e si mette in società con certe persone dovrebbe prima informarsi di chi siano. Chi accetta consulenze da un comune pesantemente infiltrato dalla mafia non può dire "non lo sapevo". Prima di lavorare in certi ambienti devi prendere informazioni, e su Mandalà le informazioni in loco erano piuttosto copiose. I magistrati, quando arrivano, sono sempre gli ultimi a sapere, un po' come i cornuti. Negli ambienti politici - lo diceva già Paolo Borsellino ma anche Giuseppe Aiala nel suo ultimo libro - chi ha certi rapporti lo si viene a sapere ben prima che la magistratura lo possa mettere nero su bianco. Altrimenti oggi dovremmo dire che Al Capone non era un mafioso. Al Capone non è mai stato condannato per mafia ma solo per evasione fiscale. Dovremmo definire Al Capone il "noto evasore fiscale italo-americano", secondo il metodo D'Avanzo. Ma andiamo avanti, non voglio parlare troppo di questo caso ma dei giornali, di come titolano i loro articoli e di quello che scrivono nei loro articoli. Naturalmente, la fonte che D'Avanzo indicava, cioè l'avvocato di questo Aiello che avrebbe detto di avermi pagato le vacanze, ha scritto a D'Avanzo una letterina su Repubblica in cui diceva "io non posso essere la sua fonte perché non l'ho mai sentita ne vista". La risposta di D'Avanzo non è stata "chiedo scusa, mi sono sbagliato, era una balla". Non ce n'è uno che si prenda la responsabilità di aver detto questa balla. Nessuno lo sa. La risposta di D'Avanzo sono due righe, uno vera lezione di giornalismo: "Il ricordo di Michele Aiello - cioè il ricordo che mi aveva pagato le vacanze, che non è vero - è stato raccolto da fonti vicine all'inchiesta". "Fonti vicine all'inchiesta". Tenete presenti queste parole, sono tutte espressioni nuove, neologismi che vengono fuori per l'occasione. "Fonti vicine all'inchiesta". Non si sa chi l'ha detto, sentito, riferito. "Fonti vicine all'inchiesta". Fonti purissime... Il Riformista: "Travaglio si discolpa su Repubblica: 'Ho pagato io quella vacanza'". Il titolo è già interessante: "si discolpa". Ma di che? Io non mi discolpo di niente, non ho fatto niente! Ho raccontato le mie vacanze proprio perché non ho niente da nascondere, mentre a dieci giorni da "Che tempo che fa" l'unico che non ha ancora spiegato è il presidente del Senato. Anche perché spontaneamente non lo farà mai. Ci vorrebbe un giornalista che gli mettesse un microfono sotto il naso e gli facesse la domanda sulla Siculabroker, sul comune di Villabate e sulle sue consulenze. Ma purtroppo non è accaduto. L'unico che gli ha messo sotto il naso il microfono è stato un giornalista del TG1 che, sdraiato carponi, gli ha chiesto: "Presidente, come agevolare il dialogo tra destra e sinistra?". Il presidente, naturalmente, ha risposto che il dialogo è importante. Meglio del dialogo che ha visto in questi giorni: è stato baciato da Anna Finocchiaro con grande trasporto. Non se lo poteva immaginare. Seconda domanda: "Anna Finocchiaro l'ha difesa, è contento?" Fine dell'intervista. Nessuna domanda. Che risponda lui a domande che nessuno gli fa sarebbe abbastanza impensabile, infatti questo è l'unico Paese in cui uno che ha avuto certi rapporti e ha certi particolari biografici può diventare, di fatto, il vicepresidente della Repubblica in quanto seconda carica dello Stato. En passant cito Il Giornale, che invece di parlare di Schifani parla di me in un articolo pieno di balle. A un certo punto c'è scritto che io avrei una rubrica settimanale su Repubblica Torino, ed è vero, in cui rispondo alle lettere "con il vezzo di un autoritratto firmato dal disegnatore Mannelli". Ma come faccio ad avere un autoritratto firmato da un disegnatore che non sono io? Quello si chiama ritratto, l'autoritratto è quello che mi faccio io! Non si sa più nemmeno che parole usare, in certi casi. Si usano parole completamente fasulle. A questo punto che succede? Le nebbie si diradano, si viene a scoprire che anche la storia delle mie vacanze è una balla, nessuno chiede scusa - anzi si scrive "fonti vicine all'inchiesta" - e partono tutte le procedure legali per cercare di tappare la bocca o a chi ha ospitato o a chi ha raccontato questi fatti. Partono le solite authority, i soliti consigli di amministrazioni, le solite commissioni parlamentari di vigilanza. Tutti organismi politici dove ci sono dentro D'Alema, Fassino, Berlusconi, Fini, Mastella, travestiti tramite i loro emissari, che aprono pratiche, minacciano sanzioni, annunciano codici. Addirittura denunciano violazioni che nessuno ha mai commesso perché i codici li conoscono soltanto loro e le regole le conoscono soltanto loro. Io personalmente una regola conosco: verificare se una cosa è vera, accertarmi se sia interessante. Se è vera ed interessante, dirla. L'unica regola che conosco è che non bisogna violare il codice penale. Qualcuno ritiene che l'abbia violato? Lo dimostri in Tribunale. Qualcuno ritiene di avere qualcosa da rispondere? Risponda. Non ho sentito nessuna risposta, solo tante parole al vento. Segnatevi anche questa: contraddittorio. Fabio Fazio è l'intervistatore, io l'intervistato. La cosa accade tutti i sabati e le domeniche sera, si chiama intervista. Prevede che uno faccia le domande e l'altro dia le risposte. In questo caso hanno detto che ci voleva il contraddittorio, una terza persona - non so, la Finocchiaro o Schifani sotto la poltrona - che sbuca fuori per dire di starmi zitto o che sto raccontando balle. Ma questo non è mai avvenuto in nessuna intervista! Tra l'altro al presidente del Senato non mancano i mezzi, basta che faccia un gesto e si ritrova tutte le telecamere ai suoi piedi pronte a riferire qualunque sospiro esca dalla sua bocca. Perfino quando annuncia una lotta solenne e feroce alla mafia, che verrebbe anche meglio se uno non fosse socio dei mafiosi, ma non si può avere tutto dalla vita. La cosa che più mi ha fatto piacere è che questa manovra per screditare chi racconta i fatti non è andata a buon fine: chi riesce a conquistarsi una credibilità col proprio lavoro, con la propria serietà, alla fine ottiene quei famosi riconoscimenti dal basso di cui parlava Enzo Biagi, che sono incompatibili con i riconoscimenti dall'alto. Si deve scegliere: se li vuoi dal basso non li avrai dall'alto, e viceversa. Quindi, svanita la manovra, mi rimangono alcuni messaggi che mi sono appuntato. Uno viene da un mio amico che lavora alla Rai a Londra il quale mi ricordava che, a differenza che nella sua azienda, in Inghilterra quando un giornalista del servizio pubblico, la BBC, viene attaccato succede esattamente il contrario di quanto accade in Italia. Nel 2004 alcuni giornalisti della BBC fecero emergere il dossier Irak, cioè il dossier di bugie organizzate dal governo Blair d'intesa col governo Bush per mentire ai popoli occidentali, raccontare le balle delle armi di distruzione di massa mai trovate e dei rapporti tra Bin Laden e Saddam Hussein che non esistono. Quando andò in onda questo scoop il governo attaccò questi giornalisti. Bene, il presidente e il direttore generale della BBC, servizio pubblico radiotelevisivo pagato con i soldi degli inglesi, anziché prendersela con i giornalisti che li avevano messi in difficoltà con i loro scoop sul governo, si dimisero per difendere i loro cronisti. Da noi avete visto cos'hanno fatto i vertici della Rai, hanno detto che io avevo fatto qualcosa di inqualificabile, evidentemente perché non sono abituati a sentir raccontare la verità mentre quando vedono uno scendiletto che mette il microfono sotto il naso del presidente Schifani per chiedergli come agevolare il dialogo... beh quello gli piace, gli sembra un'intervista vera. Lì non chiedono il contraddittorio e neanche le domande! E' una questione di abitudine. Quando parlano di BBC, se la guardassero almeno un paio di secondi al giorno per capire così un servizio pubblico radiotelevisivo. Altra cosa che mi ha fatto piacere è che molti mi hanno mandato delle citazioni, delle frasi, degli articoli e persino dei detti. Vorrei concludere con un detto catalano che una studentessa di Barcellona in Italia per una borsa di studio mi ha mandato, insieme a uno di Paul Valéry che già conoscevo. Il detto di Paul Valéry è: "c'è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi". C'è un altro detto di Paul Valéry: "se non riesci a demolire il ragionamento, cerca almeno di demolire il ragionatore". La stessa cosa avviene quando non riesci a demolire i fatti, che hanno una loro forza intrinseca, cerca almeno di demolire chi li ha raccontati. Infine, il detto catalano, che questa ragazza mi ha segnalato dicendomi che non le viene in mente niente di più preciso per descrivere la situazione che sta vivendo in Italia, la qual cosa la sgomenta parecchio. E con questa vi lascio: "ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo". Ciao, a lunedì prossimo.""
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Prima di pubblicare quanto detto in Parlamento da Di Pietro a Berlusconi per motivare la non fiducia al governo... aspettavo di sentire Vespa. Invece ieri sera quel verme ha parlato dei bambini cantanti..... Si. Del fatto che Berlusconi non fosse in aula e sia stato chiamato perchè assente proprio quando si esponevano le ragioni della fiducia... e della gran figuraccia di Fini... non ha parlato nessuno! Tantomeno di Di Pietro. Il programma di "approfondimento" politico della televisione pubblica non ha parlato di nulla decidendo che l'interesse dell'opinione pubblica fossero i bambini prodigio..
A Matrix hanno parlato di Rom dicendo tutti le stesse cose (vi risparmio cosa penso io sulla questione immigrazione). Ad ogni modo Ieri sera l'unico programma che parlasse di politica era una rete di Berlusconi... che solo da wuesta rete è stato affrontato un argomento che ci propinano da settimane senza fare nulla. Stiamo cominciando male.... ci state facendo incaxxxxe di nuovo e parecchio.
Parliamone noiIdV: unica opposizione
Pubblico il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori per la fiducia al Governo, fiducia che non è stata data. Il mio discorso ha reso palese un fatto importante: esiste un’unica opposizione, quella dell’Italia dei Valori.
Antonio Di Pietro: Vorrei dirle con il sorriso sulle labbra, signor Presidente del Consiglio, che mai avrei immaginato, di trovarmi per la seconda volta a dare un giudizio sul suo Governo. La prima volta mi è capitato quando mi ha offerto di fare il Ministro dell'interno e non ho abboccato. Poi se l'è scordato, perché lei è abituato a dimenticare, quando le cose non le fanno piacere
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Una voce dai banchi del gruppo Italia dei Valori: «Lasciate parlare!»).
Gianfranco Fini: Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all'onorevole Di Pietro la sua opinione.
Antonio Di Pietro: Quindi, signor Presidente del Consiglio, lasci che anche oggi - con il sorriso sulle labbra, ma sempre a testa alta - le diciamo: «noi no, noi dell'Italia dei Valori non abbocchiamo!» Noi dell'Italia dei Valori non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei, ancora una volta, sta tentando di costruire con pacche sulle spalle, come ha detto lei: «volemose bene, va' che ce la famo». Lo dica agli altri, non lo dica a noi dell'Italia dei Valori! Infatti, noi dell'Italia dei Valori abbiamo memoria e soprattutto non intendiamo perdere la memoria.
Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia...
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire e prego ancora i colleghi di non interrompere gli oratori.
Antonio Di Pietro: E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti...
(Vivi Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Antonio Di Pietro: Signor Presidente della Camera, darmi la possibilità di parlare è un suo compito.
Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest'Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...
Antonio Di Pietro: Solo quando riguarda me, però.
Gianfranco Fini: Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice
(Applausi dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...
Gianfranco Fini: .. fermo restando che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperla. Prego, onorevole Di Pietro, continui.
Antonio Di Pietro: Ha ragione signor Presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Ma noi dell'Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell'Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti.
Antonio Di Pietro: Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell'informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico). Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti.
Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l'ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l'Unione europea non l'ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà).
Lei, signor Presidente del Consiglio, spesso - ed ancora ieri - ha detto di ringraziare e apprezzare il lavoro dei giudici. Ma va! È un falso storico, signor Presidente: lei odia i giudici indipendenti che fanno il loro dovere, a lei quei giudici fanno orrore! Lei vuole solo una giustizia forte con i deboli e debole con i forti!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)
Lei vuole solo una giustizia che fa comodo a lei, una giustizia a suo uso e consumo, e quando non le basta si fa le leggi apposta per fare in modo che la giustizia funzioni come dice lei.
Lei è in conflitto di interesse con se stesso e nulla vuole fare per risolverlo. Così ancora oggi nessuno di noi può sapere, quando decide qualcosa, se lo fa per sé o per gli altri, e quali altri poi. Lei non ci ha detto ieri come intende risolvere il conflitto di interesse, anzi ce lo ha detto con il suo silenzio: non intende risolverlo.
Lei ieri ha descritto un Paese di sogni e di balocchi, in un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutti: nord e sud, poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori e parti sociali deboli, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori. Insomma, ha fatto solo un discorso furbo per cercare di imbavagliare l'opposizione. Ma noi non abbocchiamo.
Lei dice di volere il dialogo...
Antonio Di Pietro: ... ma noi crediamo che lei voglia un dialogo ad una voce sola: la sua. E chi non la pensa come lei è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista; insomma un disturbatore da isolare e condannare.
Lei dice di volere una giustizia che funzioni, lo ha ripetuto anche in questi giorni. Ma come può funzionare - di grazia - una giustizia con le leggi ad personam che si è fatto fare nella scorsa legislatura? Come può funzionare un libero mercato, che lei dice di volere, quando ci sono falsificatori di bilanci - che lei conosce molto bene, a lei molto vicini - che grazie alle leggi fatte fare da lei e dal suo Governo oggi possono stare ancora liberi in giro per l'Italia?
Lei dice che vuole combattere l'evasione fiscale, ma intanto ogni giorno se ne inventa una, nel corso del processo che la riguarda a Milano, per ritardare i tempi della giustizia che la riguarda.
Lei dice che vuole combattere la criminalità organizzata, ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull'evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono tutte questioni chiave su cui lei si è ben guardato dal prendere posizione.Certo, lei ha più volte teso la mano all'opposizione, a quell'opposizione che pensa di ingraziarsi ammiccando un po' di più. Io non credo che il Partito Democratico, che è un partito che ha la sua storia, ha un suo passato, cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi dell'Italia dei Valori.
Noi crediamo che fare opposizione vuol dire innanzitutto riscrivere la verità rispetto alle disinformazioni che lei ha portato avanti in questi anni nel nostro Paese. L'opposizione ideale che vuole lei è quella di un'opposizione morbida che non denuncia, non alza i toni, non fa battaglie anche dure per il rispetto delle regole democratiche, insomma un'opposizione di Governo. Noi questa opposizione non la faremo, né crediamo che la faranno gli amici del Partito Democratico, perché una cosa è ascoltarla, un'altra è venirle appresso.
Insomma, sappia signor Presidente del Consiglio che da oggi esiste ed esisterà un'opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche, ma anche di proposte costruttive, che è quella dell'Italia dei Valori.
GRANDE TONINO! NON HO PAROLE PER DESCRIVERE QUANTO CONDIVIDO OGNI SINGOLA SILLABA DI QUANTO DETTO IN FACCIA A BERLUSCONI. OTTIMO ANCHE IL FATTO CHE TU ABBIA ASPETTATO FOSSE IN AULA PRIMA DI PARLARE.
TONINO SEI UN GRANDE! ORA PERO' NON METTERTI NEI GUAI... CHE SE TI AMMAZZANO COMINCIA LA RIVOLUZIONE.....
Ora parliamo del Trasferimento della Forleo. Dalema ce l'ha fatta. Anche se per la Forleo le cose dovessero mettersi a posto per Dalema è prescrizione assicurata. Fanculo a lui! (scusate mi arrabbio sempre). Nessuno ha detto una parola. Invito a rileggere il programma p2!!!!!!!
Incollo n articolo di quel populista satanico di MARCO TRAVAGLIO.
"Se il plenum del Csm confermerà l’indicazione data ieri dalla Commissione competente, Clementina Forleo sarà cacciata da Milano per “incompatibilità ambientale”. Il suo peccato mortale, come tutti han capito fin troppo bene, è stato quello di mettere nero su bianco i nomi dei parlamentari intercettati durante le scalate di Antonveneta, Rcs e Bnl e chiedere al Parlamento l’autorizzazione a usare le loro telefonate. Non potendo dichiarare ufficialmente che andava punita per questo, a perenne ammonimento per tutti gli altri magistrati che osassero fare altrettanto, insomma a futura memoria, la commissione ha deciso di cacciarla perché avrebbe cattivi rapporti con i cancellieri del tribunale (testuale); perché avrebbe turbato l’opinione pubblica con denunce infondate (e pazienza se poi si son rivelate fondatissime), perché avrebbe detto a un convegno cose che non ha mai detto, e perché avrebbe chiesto a un pm notizie di un provvedimento interdittivo che la Procura le aveva preannunciato dicendole di tenersi pronta. Insomma, incolpazioni inventate o faccenduole che sono normale routine in un ufficio giudiziario. Alla fine, in questo mondo alla rovescia, il topolino ha partorito la montagna: una sanzione mostruosa, che sarebbe apparsa sproporzionata anche se gli addebiti mossi alla Forleo fossero stati fondati. Clementina Forleo non potrà più fare il giudice a Milano e dovrà emigrare altrove con quel che resta della sua famiglia già falcidiata da lutti, minacce e attacchi. Il voto è stato tutt’altro che unanime, a riprova del fatto la sanzione non era affatto obbligata. Per il trasferimento han votato i membri laici, cioè politici: la comunista Vacca (che aveva anticipato il giudizio prim’ancora che iniziasse il procedimento, ma non ha sentito neppure il dovere di astenersi: bella garanzia di “terzietà”) e Anedda di An; e poi il togato di Unicost, Roia. Contro, ha votato il presidente della commissione, Patrono di MI. I due di Md, pilatescamente, si sono astenuti: se avessero votato contro sarebbe finita 3 a 3. E la manovra sarebbe fallita. Una manovra che, molto probabilmente, è illegittima. L’ordinamento giudiziario Castelli-Mastella vieta trasferimenti d’ufficio dei magistrati per fatti che implichino comportamenti colpevoli: l’incompatibilità può derivare solo da fatti incolpevoli, per esempio da parentele con altri giudici o con imputati dello stesso distretto. Ma qui le condotte contestate alla Forleo, se dimostrate, implicano che lei sia colpevole. Dunque andavano esaminate in sede disciplinare, con una procedura molto più garantista. Ma si temeva di non riuscire a punirla nemmeno sul fronte disciplinare: perché, per una dimenticanza degli analfabeti che hanno approvato la Castelli-Mastella, nella lista degli illeciti disciplinari non figurano le esternazioni. E qui proprio di esternazioni si tratta. Dunque, sapendo che in sede disciplinare non c’era trippa per gatti, si sono usate condotte ipoteticamente colpevoli per dichiarare l’incompatibilità. Il risultato è a metà fra l’inquietante e l’esilarante: se qualcuno ritiene che la Forleo sia una pazza furiosa che litiga con tutti e lancia allarmi infondati, che senso ha spostarla da Milano a Roma o a Vipiteno? Il fatto è che anche la manovra per farla apparire pazza è fallita: tutti conoscono la sua preparazione giuridica, la sua laboriosità, il suo carattere. Come diceva Montanelli, “tutte le persone di carattere hanno un pessimo carattere”. Ma che c’entra il carattere con la capacità di un giudice? Patrono ha votato contro il trasferimento anche perché, per la nuova legge, la Forleo è “scaduta” come gip avendo esercitato l’incarico da più di 10 anni e, al pari di centinaia di gip, dovrà passare al tribunale. Bastava aspettare qualche mese (in attesa che il Csm bandisse quei posti) e il nodo si sarebbe sciolto da sé. Ma qui bisognava dare una lezione purchessia, a prescindere. La sentenza, richiesta a gran voce dai politici di destra e sinistra, era scritta fin da luglio, quando la gip osò fare il suo dovere anziché voltarsi dall’altra. Calamandrei diceva: “Non temo i giudici corrotti, ma i giudici conformisti”. Questo Csm e questa politica temono i giudici anticonformisti. Colpirne uno (anzi due: c’è pure De Magistris) per educarne diecimila."
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Qui potete ascoltare l'intercettazione tra Berlusconi e Saccà. Sentitela fino in fondo e ditemi: ha valenza o no? Sono fatti o pugnette? Non bastava Mediaset? Possibile che sia accettabile che un capo dell'opposizione vada a cercare posti di lavoro in fiction per donzelle da letto di senatori che potrebbero aiutare a far cadere Prodi? Possibile?
Mi sembra comunque che, questa telefonata - nell'audio più ancora che nel testo -, sia utile ad avere una idea concreta di come ci si riduce, "quando si perde la cultura della propria dignità e del proprio ruolo nelle istituzioni." (Per un parere http://toghe.blogspot.com)
Ma guardiamo positivo. Se eravamo ancora dietro a crogiolarsi cercando la risposta alla domanda: "ma che cosa cazzo hanno in testa i nostri parlamentari quando votano?"
ora abbiamo una risposta: il profumo di patata.
E chi si è guadagnato il titolo di principe della patata questo mese? Il Cavaliere! Il cavalier Patata: l'unico che ti può aiutare ad sistemarne una per tenertela buona. ;-)
Care prostitute di alto borgo... la prossima volta che dovete darla ad uno di quei vecchietti affamati di tette sode... non potreste richiedere anche qualcosa di utile per la società? DI cose per cui intercedere gentilmente ce ne sarebbero tante... e voi potreste unire l'utile per voi all'utile per i paese. Non sareste più semplici puttanelle... ma Amazzoni per il sociali...
Del resto non vi preoccupate: il programma p2 non diceva affatto di sostituire ai vertici rai persone di fiducia al fine di favorire il programma,
... non vi preoccupate... non è vero che dietro a destra ed a sinistra gli intrecci personali la facciano da fondamenta,
... non vi preoccupate...la magistratura è indipendente,
... non vi preoccupate... la legge è uguale per tutti...
e siamo ancora noi i sovrani... si anche se non possiamo decidere a chi delegare i poteri per governarci
Il femminino si ritira nelle sue stanze lasciandovi con un articoletto ad hoc di Marco travaglio:
Ancora l'altro giorno il Parlamento era un coro di alti lai contro la Procura di Napoli, che osa impicciarsi di politica indagando su una compravendita di senatori. Berlusconi, fuori concorso, protesta perché, interrogandolo il senatore, i pm l'hanno «intimidito» e quello non s'è più fatto comprare. Da sinistra si protesta perché l'indagine (non la corruzione di senatori) potrebbe «disturbare il dialogo sulle riforme». E Berlusconi che compra senatori? L'uomo, si sa, ha le sue debolezze: ogni tanto si compra un senatore, ma in modica quantità, e per uso personale. Il vero problema non è lui, ma - assicura Latorre in una intervista al Corriere - il «cortocircuito tra magistratura e informazione». Cioè quei pochi magistrati e giornalisti che ancora fanno le inchieste, incuranti del primato della politica. Strano. Perché la politica italiana non è mai stata così succube del primo che passa com'è oggi. Quale primato può rivendicare una politica che ha lasciato prosperare negli anni personaggi come il generale Roberto Speciale, che fino a pochi mesi fa comandava 60mila finanzieri in armi pensando di essere al servizio non dello Stato, ma di Berlusconi, tant'è che ha disobbedito agli ordini del governo Prodi (col quale «non intende più collaborare») e alla legge che definisce la Guardia di Finanza «dipendente direttamente e a tutti gli effetti dal ministro delle Finanze». Per molto meno, uno passerebbe per golpista, se non fosse che -diceva Montanelli - «il golpe è troppo serio per i generali italiani». Eppure la politica assiste basita e tremebonda allo scontro fra il governo e questo generale da operetta, evidentemente nel timore di chissà quali ricatti. Se non avesse rifiutato l'offerta del governo, ora Speciale sarebbe giudice della Corte dei conti e indagherebbe su se stesso per le settimane bianche aviotrasportate a spese di Pantalone. Per lo stesso timore, sempre in nome del «primato della politica», il governo sistemò Pollari, altro generale infedele, imputato financo di sequestro di persona, al Consiglio di Stato. Inquinando ulteriormente una giustizia amministrativa che ha già in mano quasi tutto: nell'ultimo anno ha retrocesso il comandante della Finanza, nominato il presidente della Cassazione, gettato nel caos la Rai reintegrando Petroni e ha persino l'ultima parola sui campionati di calcio. Sarebbe questo il primato della politica? Il Vaticano non vuole i Pacs, niente Pacs. Non vuole i Dico, niente Dico. Non vuole il registro delle unioni civili, niente registro delle unioni civili. E la politica? A 90 gradi. Poi c'è Confindustria: Montezemolo starnutisce e l'intero Parlamento si busca il raffreddore. Gli unici settori nei quali la politica pretende di comandare sono quelli a cui non dovrebbe proprio avvicinarsi: ospedali (splendida l'inchiesta di Stella sui primari scelti per tessera di partito), banche (vedi Unipol-Antonveneta), magistratura, informazione. Ieri l'ufficio di presidenza della Vigilanza Rai ha deciso di visionare l'ultima puntata di «Quelli che il calcio», su richiesta dell'Udeur accolta dal presidente Mario Landolfi, perché «Marco Travaglio, presentando il suo libro, ha dipinto il Parlamento come un luogo pieno di personaggi ambigui». In realtà io non ho parlato di personaggi ambigui, ma arrestati, condannati e inquisiti. Se avessi avuto tempo, avrei citato l'on. Landolfi, indagato in Campania per corruzione e rapporti con camorristi; e l'Udeur, che s'è appena vista arrestare il suo unico sottosegretario, Marco Verzaschi, pari al 50% della sua delegazione governativa. Non sarà il primato della politica, ma comunque è un bel record.
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